11/07
Parco della Villa Di Toppo Florio
ore 21.00

L’Arte del Taiko

Direzione artistica
Mungen Yahiro

Performers
Mungen Yahiro
Naomitsu Yahiro
Tokinari Yahiro

 

Info
Ente Regionale Teatrale
del Friuli Venezia Giulia
0432 224246

 

DURATA 90′
Evento gratuito
Posti non prenotabili

 

In caso di maltempo:
Auditorium Piccini Buttrio
Via Lungoroggia, 40

 

Munedaiko

“Munedaiko” è un gruppo di studio dedito alla pratica del tamburo tradizionale giapponese che valorizza questo strumento per scoprire, sviluppare ed evolvere sé stessi.

Il gruppo promuove da diversi anni l’arte del taiko in Italia e in Europa. Fondato nel 2014, “Munedaiko” ha partecipato a eventi patrocinati dalle Ambasciate giapponesi in Italia, Spagna, Tunisia, Romania e Islanda. Si è esibito anche con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano e dell’Istituto Giapponese di Cultura di Roma. A queste si aggiungono numerose esibizioni su tutto il territorio italiano in occasione di eventi culturali o su commissione di grandi aziende giapponesi.
L’obiettivo di “Munedaiko” è quello di creare attraverso l’arte e la cultura un ambiente che possa indirizzare sulla via della ricerca e della conoscenza di sé in armonia e in risonanza con l’altro.
Gli strumenti e gli interessi a cui il gruppo si dedica comprendono uno studio globale delle arti che va oltre alla sola visione musicale: attraverso l’arduo allenamento del corpo si cerca la stabilità della mente e dello stato d’animo per approfondire lo spirito.
Con questo atteggiamento nel cuore, “Munedaiko” suona per creare un respiro comune, una vibrazione assoluta e universale, protesa verso un mondo di pace.

TAIKO – IL TAMBURO TRADIZIONALE GIAPPONESE

La percussione è l’origine dell’arte musicale e culturale creata dall’uomo, si può dire che è la base della storia e cultura musicale, così come lo è nella composizione di un brano. Se ascoltiamo attentamente, il nostro stesso cuore batte in modo ritmico. Il ”Taiko” è la percussione tradizionale della cultura Giapponese. Le antiche origini del taiko non sono chiare e rimangono avvolte in varie ipotesi. Una scultura Haniwa (antica argilla giapponese) raffigurante un percussionista con un tamburo risalente ai secoli 600-700 d.c. dimostra la sua effettiva esistenza sin da quel periodo. La somiglianza con il tamburo Cinese e quello Coreano è all’apparenza molto alta, e non si può escludere una forte infl uenza da parte di queste due culture a loro volta infl uenzate enormemente da tutta l’India soprattutto attraverso il Buddismo. Stando a questi fatti non è sbagliato ritenere che questo strumento abbia più di 2000 anni di storia. Tuttavia la maggior parte delle correnti culturali hanno diminuito la loro infl uenza attorno al 900 d.c. ed è quindi da attribuire ai nativi artigiani Giapponesi gli sviluppi e cambiamenti attuati da quel tempo fi no ad ora. La parola taiko è composta da due ideogrammi 太 tai 鼓 ko che letteralmente signifi ca grande tamburo. La base in legno viene ricavata da un unico tronco d’albero e le pelli che vengono applicate su entrambi i lati del tamburo, sono comunemente quelle di vacca e bisonte le quali con il loro spessore possono essere percosse energicamente senza lacerarsi.

Il suono e la vibrazione del taiko sono in grado di scuotere le fondamenta del cuore umano a tal punto che veniva spesso usato in battaglia durante eventi di ordine militare per intimorire e spaventare i nemici. Veniva anche utilizzato per impartire ordini e coordinare gli spostamenti delle truppe, essendo un potente strumento in grado di essere udito in tutto il campo di battaglia. Oltre all’aspetto marziale, il taiko è sempre stato utilizzato in contesti popolari, culturali, religiosi e spirituali. In un villaggio semplici colpi di tamburo venivano usati per segnalare diverse attività all’interno e all’esterno del nucleo cittadino. Il taiko trovava spesso parte in cerimonie religiose sia buddiste che shintoiste, una tradizione che è perdurata fi no ai nostri tempi infatti è uno dei pochi strumenti che si poteva e si può tuttora trovare nei templi e nei santuari. I monaci lo utilizzavano sia nella pratica quotidiana che in occasione di consacrazioni, ed essendo considerato uno strumento sacro solo ad alcuni prescelti ne era consentito l’utilizzo. Alcuni buddisti ritenevano che il suo suono rappresentasse la ”voce del buddha” e veniva utilizzato sia per sostenere la recita del mantra che durante cerimonie e danze. Mentre nei riti shintoisti veniva utilizzato per offrire e rivolgere le proprie preghiere alle divinità. Il dio del tuono, portatore di pioggia e tempeste era rappresentato dal taiko che carico di energia dell’universo veniva battuto per creare fulmini ad ogni colpo. Nella credenza popolare giapponese si dice che con la sua vibrazione sia in grado di purificare l’ambiente in cui viene suonato scacciando i demoni o le impurità che lo abitano. Nei villaggi le feste venivano celebrate con il suono del tamburo, la gente lo suonava per rallegrare ed elevare lo stato d’animo.

E’ da queste feste che si sono sviluppati poi gran parte dei ritmi tradizionali che sono rimasti una fonte di ispirazione per tutti i percussionisti di taiko moderni. Il taiko è senza dubbio capace di stimolare la nostra forza vitale, ed è in grado di metterci in una condizione che esprima al meglio il nostro essere e la nostra essenza. La sua vibrazione è capace di creare una risonanza con la parte più profonda di noi, con chi suoniamo e con chi ascolta. È facile trovare così un respiro comune, aumentando la sensibilità ed il pensiero positivo. Questo tamburo richiede una notevole quantità di energia per essere suonato al meglio. È quindi necessario apprendere le basi del corretto movimento del corpo per evitare di rovinarlo e raggiungere uno stato dove la mente si liberi dalle fissazioni a cui la società mondana ci abitua. Il taiko viene considerato lo ”specchio dell’anima” per il modo così semplice e diretto in cui rifl ette la nostra condizione, sia mentale che fisica, che viene identifi cata subito tramite la pratica. Lo scopo dell’ allenamento è quello di far risvegliare, sviluppare e manifestare la vera forza interiore, creando una condizione di armonia nel corpo, nel cuore e nella mente, per cercare di approfondire lo spirito. La direzione principale della ricerca e dello studio di ogni essere umano dovrebbe essere rivolta alla vita, il Taiko può essere lo strumento con cui manifestare il proprio carattere e la propria esperienza da cui anche gli altri possano trarre beneficio. La postura, il movimento e la concentrazione sono tuttavia fondamentali nell’arte della percussione giapponese. Bisogna quindi focalizzarsi su come si muove il corpo per arrivare a colpire il tamburo, liberare la mente per sentire il suono e risuonare con la vibrazione per entrare nel ritmo.
di Mugen Yahiro

Mungen Yahiro Artista e maestro riconosciuto dalla “Libera Università Oki do Mikkyo Yoga”. Nato in Italia, a Colbordolo (PU) nel 1991, pratica il taiko da oltre quattordici anni, iniziando il
suo percorso di studio multidisciplinare con il maestro e artista Niwa Motoyuki, che lo introduce anche alle arti visive e performative del teatro noh, di cui apprende la tecnica di creazione e utilizzo delle maschere. In Giappone si unisce per oltre un anno al gruppo di percussionisti Ondekoza, attivo dal 1969 sull’isola di Sado, celebre per aver nobilitato la musica dei tamburi giapponesi ad arte performativa virtuosistica da palcoscenico. Nel 2014 fonda Munedaiko un gruppo dedicato alla pratica del tamburo tradizionale giapponese con l’intento di valorizzare lo strumento anche come via di riscoperta e sviluppo interiore. È ufficialmente riconosciuto come collaboratore culturale dell’ambasciata Giapponese in Italia, grazie al suo continuo impegno nel promuovere l’arte e la cultura nel paese.

Naomitsu Yahiro


Nato a Pesaro nel 1987. Studia e pratica dal 2008 al 2015 alla gulun kung fu academy in Cina dove viene riconosciuto come istruttore nelle arti marziali tradizionali. Successivamente viene riconosciuto dalla libera università Okido Mikkyo Yoga come maestro Shaolin V Dan.
Nel 2007 grazie al M°Mugen Yahiro che lo introduce nell’arte del Taiko, inizia ad alternare lo studio in Cina con la pratica del Taiko entrando a far parte dei Munedaiko dalla sua fondazione dove inizia ad esibirsi in concerti in Italia e all’estero. Tra le varie discipline che ricerca si specializza in Meiso Shiatsu.
Oltre ad essere maestro di arti marziali e artista wadaiko è anche responsabi
dell’accademia della Libera Università Okido Mikkyo Yoga, gruppo di studio dedito alla ricerca di una vita veramente umana e di prosperità reciproca.

Tokinari Yahiro

Nato a Pesaro nel 1984. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Urbino. Durante gli anni accademici comincia a praticare il taiko arrivando a portarlo come parte della tesi di laurea. È membro dei Munedaiko dalla sua fondazione.
Si unisce al rinomato gruppo degli Ondekoza dal 2016 al 2019, periodo nel quale ha la possibilità di esibirsi in innumerevoli concerti in tutto il Giappone e in diverse tournée in giro per il mondo.
In questi anni, oltre ad approfondire lo studio del taiko si dedica alla pratica degli strumenti a fi ato giapponesi shakuhachi e shinobue.

SINOSSI SPETTACOLO “L’ARTE DEL TAIKO”
Direzione Artistica: Mugen Yahiro
Performers: Mugen Yahiro, Naomitsu Yahiro, Tokinari Yahiro
“La vibrazione è l’origine della vita. Il suono e la vibrazione del taiko sono in grado di
scuotere le fondamenta del cuore umano. Se ascoltiamo attentamente, il nostro stesso cuore batte in modo ritmico.”
Lo spettacolo che proponiamo verterà sull’arte delle percussioni tradizionali giapponesi e altri strumenti di accompagnamento (come il fl auto, campane, sonagli..)
Il concerto consisterà in una combinazione studiata di brani propri della cultura secolare nipponica ed altri invece di creazione del gruppo Munedaiko.
Sempre con lo scopo di valorizzare la cultura giapponese in modo olistico, una rappresentazione di teatro ispirato alle leggende folcloristiche delle isole giapponesi completeranno l’esibizione del gruppo.
Descrizione di alcuni dei brani proposti ai nostri concerti:

  • Inori: “Preghiera per la natura e il divino”
    In tempi antichi il taiko veniva utilizzato come via per dialogare con le divinità, ritenute responsabili di ogni manifestazione naturale. La preghiera tuttavia non è un modo di supplicare verso qualcun altro la propria salvezza, diviene invece un modo di comunicare con la parte più profonda e inconscia di se, per cercare di manifestare il divino che è già dentro di noi.
  • Tenjuraten: “Tengu protettore della foresta”
    Leggende popolari raccontano di alcuni esseri che si credeva fossero demoni distruttivi portatori di guerre. La loro immagine si è tuttavia gradualmente ammorbidita in una fi gura, seppur pericolosa, protettrice della montagna e della foresta. I Tengu sono associati con la pratica ascetica Shugendō e sono spesso rappresentati nei panni di quegli stessi asceti, gli Yamabushi.
  • Uma:
    “Il sacro cavallo da battaglia”
    Pochi animali hanno avuto un impatto sulla storia giapponese come il cavallo. Esso è stato guerriero, messaggero, oggetto di cerimonie, soggetto di poesia e pittura, strumento diplomatico e ragione di guerra. Il suo allevamento ha cambiato la struttura economica e sociale, ha modellato l’orografi a stessa di certe regioni.
  • Mune bayashi a“Respiro- Pensiero- Azione”
    La sincronia, la velocità e la tecnica partono dai principi di un movimento consapevole, coordinato e armonioso.
  • Utsu-Hachijo: “I tamburi di guerra dell’isola di Hachijo”
    400 anni fa, dopo essere caduto nella battaglia di Sekigahara, Ukita Hideie naufragò nell’isola di Hachijo. Incapace di fuggire, fu costretto a spendere il resto della sua vita sull’isola. Sostituendo la sua spada con i ‘bachi’, si dice abbia suonato il taiko per esprimere la sua nostalgia di casa.
  • “Il suono non scompare mai. Il mio essere non svanisce. Batti il tamburo e riunisci le persone. A loro ho qualcosa da dire. Se le onde hanno un’anima, che tramandino la mia canzone.”
  • Odaiko: “Il grande e possente tamburo”
    Raggiungere il limite fi sico per elevare lo spirito.
    Questa è una delle strade da intraprendere per scoprire il vero sé. Lo stile di mostrare la schiena del percussionista allo spettatore fu originariamente creato dal fondatore degli Ondekoza, Den Tagayasu.